La moda passa- dicono. Per fortuna, aggiungo. Lo stile resta – continua Coco Chanel. Sì, ma possiamo tenere un occhio sul passato pur non rinunciando alla contemporaneità di un presente tutto da vivere e non solo da indossare? Mi domando.

Le mie riflessioni su misura nascono a freddo di una tre giorni di tour de force in quella che è da sempre la città simbolo dello stile italiano in modo particolare quando si tratta di rinnovare il guardaroba maschile. Una Firenze rovente di un’estate anticipata che metteva a dura prova l’aplomb di giacche, doppiopetti, panciotti lunghe scarpe da città e capigliature impeccabili. Un doppio slalom, obbligatorio, tra i peacock, quei pavoni che aspettano la settimana del Pitti per fare il verso a chi dell’alta sartorialità ha fatto la cifra ponderante del proprio stile e tra gli aspiranti influencer, sempre più confusi tra il carnevale di Rio e il pubblico di Chiambretti quando è in vena di fare baracca.

Quello che c’è di magico in questi giorni non sono i party, i cartoncini che ti arrivano uno sull’altro nella cassetta delle lettere, i regali con i quali le aziende cercano di sedurti. Quella è roba da blogger e basta. Ciò che affascina me è il melting pot che mette insieme cultori della sartoria napoletana come me, maniaci dei dettagli, cultori della manualità, del vedo e sento, del distinguersi senza far rumore, con i cultori del consumo veloce, dell’oggetto temporaneamente cult, del must have del momento, della it bag che tra sei mesi non vorrà più nessuno.
Pochi giorni, pochissimi tutti insieme, consapevoli che probabilmente certi mondi non si incontreranno mai oppure solo raramente, ma consapevoli di essere parte di un unico contenitore, più o meno propriamente definito, non senza fatica, Moda Uomo.

Sì perché a volte anche l’uomo è difficilmente individuabile in quanto tale, ma da che mondo è moda, sono anche le esasperazioni che definiscono il tempo e delineano il costume.
Io osservo, rimango della mia, mi lascio sedurre da marchi come Chiaia Napoli e sento che per me avere stile è diverso da avere uno stile e avere stile significa assomigliare così tanto a me stesso da avere alla guida delle mie scelte l’istinto prima ancora che regole scritte da altri.

Nella gallery che ho ricavato tra le foto scattate in questi giorni, la traduzione in immagini del mio pensiero.

GdA

Condividi: